CLICCA QUI SE TI PIACE

INNAMORATI DELLA MADONNA DEL SASSOLINO E DEL CUORE DI GESÚ: GOCCE DI LUCE.

 
 FAQFAQ   CercaCerca   Lista degli utentiLista degli utenti   Gruppi utentiGruppi utenti   RegistratiRegistrati 
 ProfiloProfilo   Messaggi PrivatiMessaggi Privati   LoginLogin 

Benedizione agli amici del FORUM:Per intercessione del Cuore Immacolato di Maria vi benedica Dio Onnipotente: Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.Don Armando Maria... Vi comunichiamo che è online il nuovo sito www.goccediluce.org. Lo Staff
Vincenzo Padula

 
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Le Poesie dei Grandi Poeti
Precedente :: Successivo  
Autore Messaggio
Beldanubioblu



Registrato: 24/09/05 18:59
Messaggi: 2017
Località: Triginto/Mediglia (Milano)

MessaggioInviato: Mar Mag 02, 2006 5:12 pm    Oggetto: Vincenzo Padula Rispondi citando







Vincenzo Padula
ACRI (COSENZA), 1819 - 1893



Padula Vincenzo nacque ad Acri il 25 marzo del 1819. I Padula erano giunti ad Acri da Saponara al seguito del Principe di Bisignano, del quale il nonno era maestro di casa. Seguì i primi studi sotto la guida dello zio, per poi essere avviato a proseguirli prima nel seminario di Bisignano, e successivamente in quello di S. Marco Argentano. In uno dei periodi di vacanza, nel suo paese natio, si innamorò perdutamente di una ragazza, che lo portò ad una grave crisi vocazionale, superata solo dal rifiuto di lei ad amarlo. Nel proseguo degli studi, mostrò uno spiccato interesse per la poesia dialettale e iniziò a collaborare con alcune riviste dell'epoca. Nel 1842 si trasferisce a Rossano dove viene consacrato sacerdote l'anno successivo. Nel 1846 lascia Rossano per ritornare, questa volta da insegnante, nel seminario di Bisignano; ma vi rimane poco poiché nel novembre del 1847 si trasferisce in quello di San Marco Argentano. Condivise gli ideali mazziniani, tant'è che nel 1848 Vincenzo Sprovieri, fondatore del circolo democratico di ispirazione mazziniana, nomina il Padula oratore ufficiale. Dopo i risultati negativi dei primi moti risorgimentali, a causa delle sue idee liberali, fu incriminato di sedizione e aggregazione a bande armate, per cui fu ricercato dalla polizia borbonica. Ciò gli procurò la perdita dell'insegnamento. Cominciò, pertanto, a girare ramingo tra diverse città calabresi quali Rossano, Petilia Policastro, Crotone, Catanzaro, Pizzo Calabro. Nel 1850 ritorna ad Acri dove è costretto a vivere di nascosto. Nel 1856 fu arrestato in seguito all'attentato di Ageslao Milano alla vita di re Ferdinando di Borbone. Liberato perché estraneo al citato attentato, fu mandato in domicilio coatto a Castrovillari. Iniziarono, gli anni nei quali il Padula con le sue poesie, si pose all'attenzione degli ambienti letterari, rivelando ancor di più quel romanticismo basato sulla spontaneità popolare e sulla genialità. Fu amico dei maggiori letterati dell'epoca e fondò a Cosenza "Il Bruzio", un giornale politico-letterario da lui diretto, le cui pubblicazioni cessarono il 28 luglio 1865. L'anno successivo si trasferisce a Napoli, dove resterà per diciotto anni, salvo un breve intermezzo a Parma. Nella città partenopea insegnò nel liceo "Umberto I°" ed ebbe modo di scrivere e pubblicare molte delle sue opere e poesie. Nel 1884, per motivi di salute, si ritirò definitivamente ad Acri e instaurò una profonda amicizia con Vincenzo Julia, il quale fu autore di una sua biografia. Peggiorato con il passare del tempo, morì l' 8 gennaio 1893.



I poeti minori dell'Ottocento vol.III° "Reazioni romantiche ed antiromantiche", a cura di Ettore Janni, edizioni Biblioteca Universale Rizzoli, 1958.
Poeta fra i meno confondibili, non addetto a scuola romantica o classica, ma senza dubbio affine alla Scapigliatura per la libertà, la foga, l'arguzia dell'espressione poetica, principalmente erotica, tanto più ardita quanto meno attesa in un prete.
Il Padula infatti studiò in seminario, mettendo insieme nel suo spirito esuberante studi teologici e non platonici pensieri d'amore. Forse per motivi economici - che spesso decidevano allora (senza escludere l'ora) della scelta di quella carriera - a ventun anni disse messa e fu anche predicatore, ma presto si dedicò all'insegnamento privato e pubblico.
Era un prete liberale e, come suol dirsi, spregiudicato. Scrisse in giornali, uno ne fondò a Cosenza quando, nel '64, vi insegnava al liceo, donde due anni dopo passò a quello di Napoli. Nel '78 divenne professore straordinario di lettere latine (era latinista valente) all'Università di Parma, ma non vi stette a lungo e tornò al liceo di Napoli. L'aver varcato la sessantina non lo ridusse a più severi costumi: secondo le proprie convenienze indossava l'abito talare o lo smetteva per vestire panni borghesi. Nel corpo decadente lo spirito rimaneva giovanile in senso buono e anche men buono: rimaneva a ogni modo l'ispirazione poetica.
Tornato gravemente malato al paese nativo, vi trasse gli ultimi anni travagliato da mali fisici e dal martirio delle non deposte inclinazioni.
Romantico, cominciò col seguire la moda delle novelle in versi e pubblicò a ventitrè anni Il Monastero della Sambucina in ottave, e qualche anno dopo l'altra, Valentino, selvaggiamente calabrese anch'essa, e di non dissimile carattere e tono dové essere anche il suo tentativo teatrale Antonello, capobrigante calabrese, ma ben diverso fu poi il delizioso poemetto, apparso in parte postumo, L'Orco, più rispondente al sapore e al valore della sua lirica ondeggiante fra una calda sensualità appassionata o maliziosa e un insorgente coscienza della vita più alta e più triste, ma con prevalenza della sensualità; nell'un caso e nell'altro, a ogni modo, schietta e spontanea, immaginosa e brillante, pur qua e là con negligenze di forma. Il De Sanctis gli rimproverò la mancanza d'una intima serietà spirituale; ma il fatto è che, se per serietà si intende il cantare dal profondo, egli fu serio, e se s'intende altro, conviene tenersi a ciò che è poesia.
Si può ricordare, a proposito della varietà dell'opera sua, che, mentre raccoglieva in volume le sue Prose giornalistiche, componeva un poema grave, Protogèa o l'Europa preistorica, in cui sostiene che i primi abitatori del nostro continente furono gli ebrei.
Le Poesie apparvero raccolte in un sol volume l'anno dopo la sua morte, nel 1894, presso l'editore Morano di Napoli.
Di questo poeta, che merita d'essere assai piùgrave; conosciuto, sono presentati qui un tratto del suo fantasioso poema L'Orco,povero orco innamorato della graziosa ed eccitante Ciriegina; l'arguto e sentimentale Telaio, la più famosa delle sue poesie; la dichiarazione d'amore Alla signora Fragoletta, sgorgante fiotto di desiderio, e l'autobiografico sonetto Io sono fatto così; quindi l'altro aspetto del suo spirito, non abbastanza apprezzato dal De Sanctis, nel passaggio da Tentazione a I fiori e a Perdona, eterno Dio.


fonte:http://www.mainformatica.com/padula.htm



_________________
Il sole non ti serve per vedere perchè tu luce sei in mezzo al buio...(Lucia Di Iulio)


Ultima modifica di Beldanubioblu il Mar Mag 02, 2006 5:20 pm, modificato 1 volta in totale
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
Beldanubioblu



Registrato: 24/09/05 18:59
Messaggi: 2017
Località: Triginto/Mediglia (Milano)

MessaggioInviato: Mar Mag 02, 2006 5:19 pm    Oggetto: Rispondi citando





CIRIEGINA



...E Ciriegina giunse a quindici anni
Nutrita non di latte ma di brina,
Che le farfalle recano sui vanni,
E che l'orco coglieali ogni mattina.

Ella succhiava i calici dei fiori,
Degli alberi le lacrime fragranti;
Bevea dell'alba i tiepidi vapori
E de la sera l'aure mormoranti.

La faccia fresca, paffutella e pura
Il colore tenea della ciliegia,
Di cui metà s'imbianca, non matura,
E d'un vivo rossor l'altra si fregia.

Un mazzetto credea veder di rose
Annodato da due nastri vermigli
Chi vedea quelle due labbra amorose,
Onde pare che l'ape il mel si pigli.

V'aleggia il riso, come una farfalla,
Come un profumo l'alito ne uscia,
Come querulo rivo, che si avvalla
Rompere la parola se ne udia.

La carnagione sua come in velluto
Fremere si sentia sotto del tatto,
Mandar come la seta un suono arguto;
Parea la spuma che si smaglia a un tratto.

Un'aura, che rapito aveale ai fiori
Mille fragranze, e la freschezza ai rivi,
Al crepuscolo i tiepidi colori,
La morbidezza ai nuvoletti estivi,

Un dì l'entro nel seno, e il sen gonfiossi,
Poi in due globi gemelli si divise;
Ruote eburnee del carro, in cui locossi
Amor sul fascio de' suoi dardi, e rise...






IL TELAJO

Stava Maria seduta al telaretto,
Facendo risonar calcole e spola:
Ed io, poggiato al subbio a lei rimpetto,
Così dicevo a lei solo con sola:
Quanto son vaghe quelle tue manine,
Quanto è vaga la lor mobilità!
Mani di fate, mani di regine.
Ed ella fece Tricche! tracche! tra!

Sembran due bianchi cumoli di neve
Che senza vento sopra i monti fiocca:
Si scioglieran di perle in una leve
Pioggia, al caldo baciar della mia bocca.
Son due bianchi colombi, onde correndo
L'uno all'incontro del compagno va,
Che batton l'ali, e becco a becco unendo,
Fanno tra loro Tricche! tracche! tra!

Quando ti pieghi poi, quando ti rialzi
Come tornito quel tuo seno appare!
Palpita come spuma che ribalzi
Dall'onda crespa di commosso mare.
Piègati un poco più, piègati, o bella,
Perch'io possa mirare tanta beltà:
Sull'incude del cor Amor martella,
E vi fa sopra Tricche! tracche! tra!

Quando accordi la voce di Sirena
Al suono delle fila e dei cannelli,
Sembri una bella Maga, che incatena
Gli amanti con un fil de' suoi capelli.
Tra queste fila, ahimè! l'anima mia
Al par della tua spola or viene, or va,
E vi rimane presa all'armonia
Di quel tuo dolce Tricche! tracche! tra!

Ecco, un fil si è rotto, tu lo annodi;
Annoda il fil ancor di mia speranza:
Dimmi che m'ami, dimmi ancor che godi
Delle mie vampe e della mia costanza.
Annoda, o bella, col tuo cuore il mio,
Stringilo forte, e non aver pietà.
Ecco... io muojo di tema e di desìo...
Ed ella fece Tricche! tracche! tra!

Un subbio è la mia vita, a cui s'avvolgono
Di speranze d'amor mille matasse.
Passan gli anni nemici e le disciolgono,
Nè per serrare il panno io trovo casse.
Tu dipànale, e lor dà con l'arguta
Tua spola la maggior solidità;
Con le casse di poi dà la battuta,
Facendo un doppio Tricche! tracche! tra!

Come danzano ben quei tuoi piedini
Intesi all'opra, senza dire un motto!
Di tue mani son essi i fratellini,
Queste giocan di sopra, e quei di sotto.
Ahimè! vorrei mutarmi in pavimento
Per sentirmi sul petto or or là
Danzar leggiero quel tuo piè d'argento,
E farmi un dolce Tricche! tracche! tra!

Tessere un'ampia tela all'infinito,
Bella, vorrei con te, solo con sola;
Saran trama i sospiri, e fian l'ordito
Mille sorrisi senza una parola.
Che bella tela, che leggiadra tela,
O giovinetta mia, quella sarà!
Potrà comprarsi a lume di candela.
Ed ella fece Tricche! tracche! tra!








ALLA SIGNORA FRAGOLETTA

T'amo! Tel dissi, ed ebbi maraviglia
Io stesso del mio ardire;
Chè indegno io mi sentìa d'alzar le ciglia
Ai tuoi begli occhi, che mi fan morire.

T'amo! E com'uom che ruba, e dopo il furto
Scappa, nè sa dove vada,
Dissi: T'amo! e fuggendo, in mezzo all'urto
Dei miei pensieri, io non vedea la strada.

Ma un peso mi sembrò fosse tolto,
E ch'io, fattomi uccello,
Verso del cielo avessi il vol rivolto,
E il ciel, qual non non fu mai, pareami bello.

Ora son solo, mentr'ognuno dorme
Io di te penso e scrivo,
E veggio innanzi a me delle tue forme
Saltare il raggio scintillante e vivo,

E posarsi sui libri a me d'accanto,
E illuminar le mura
Della stanza, che parmi un tempio santo
Or che vi albergo con la tua figura.

T'amo! e tutto quel tempo ahimè! fuggito
Senz'averti veduto,
Mi sembra, anima mia, d'aver dormito,
O, se vegliai, di non aver vissuto.

Sol da quando ti vidi, ed ebbe amore
Sopra di me la palma,
Dentro del petto mio sento altro core,
Dentro del core mio sento un'altra alma.

Quando alla piume dò le membra stanche,
L'immagine tua divina
Grande quanto tu sei, con le man bianche,
Scende dal cielo della mia cortina.

E col tuo nome, onde sì dolce è l'eco,
Concedo gli occhi al sonno:
Dormono gli occhi, ma il mio cor sta teco,
Ed i pensieri miei dormir non ponno.

Indi a poco mi desto, e a te pensando
Mi trovo in quel momento;
E mille dolci cose a te, sognando,
Parmi aver dette, ma non le rammento.

Poi come le finestre apre l'ancella,
E 'l Sol a me conduce,
Credo quel Sol le tue pupille belle,
Credo che tu mi mandi quella luce.

O diletta, o diletta, o Sole, o raggio,
O speme della mia vita,
Qual esprimere può, quale linguaggio
Questa dell'amor mio vampa infinita?

Ardo, palpito, moro, e note e die
Il tuo bel nome chiamo,
E, s'altri non mi udisse, per le vie
Andar vorrei gridando: - Io t'amo! Io t'amo! -








IO SON FATTO COSÌ

Io son fatto così: con agil lena
La fantasia s'impenna, e mi diparte
Dai battuti sentier: con agil vena
Svolgo amplissime tele a parte a parte.

Ma, quando incurvo al tavolo la schiena,
Mi s'abbrevia il pensier sovra le carte.
O dilettosa mia lenta sirena,
Che a me reggi la vita e il fren dell'Arte!

Penso un romanzo, e m'esce un fatterello;
Il dramma nel monologo si sfata,
E la lirica muor ne lo stornello.

Così vedrò passar la mia giornata,
Povero vate... E povero fardello!...
Ma che giova cozzar contro le fata?





TENTAZIONE

Nella mia nuda, solitaria stanza,
Dall'eccelsa, ove regni, ultima sfera,
Mandami, o madre, insiem con la speranza
L'Angel della preghiera,

L'angel che cor e i mari e per le chiome
Leva il caduto dentro l'onde algenti,
E di Maria gli mette il dolce nome
Nei moribondi accenti;

L'Angelo che i più poveri abituri,
Dove uomo la digiuna anima esala,
Non disdegna pietoso, e su gli impuri
Strati riposa l'ala;

L'Angel ispirator di estasi meste,
Dei santi affanni, e delle gioie arcane,
La cui bocca ha il sospir delle foreste,
E i lai delle fontane.

Vo' sul petto di lui bianco qual cera
Poggiar lo stanco capo un sol momento,
E rapir quella d'inni alata schiera,
Che vi mormora drento;

Voglio sotto la pioggia luminosa
Degli sguardi di lui posarmi alquanto,
Ed apprendere l'arte faticosa
Della prece e del pianto;

Voglio siccome augel, che, lasso, il volo
D'ospite vela all'albero sospende,
E va da mare a mare, infin che il suolo
Desiderato prende,

Sui fulgidi di lui vanni salire,
E seco a miglior sede, oltre il rio
Fango di questa terra, a te venire,
O madre del mio Dio.

Deh! perchè treman mai gli ampi cristalli
Della finestra all'aria che gl'insulta?
Passan giù per la via cocchi e cavalli,
E la cittade esulta.

O tumulto bellissimo! o gioconda
Vista di gente affanccendata e lieta,
Di cui si vede palpitar tra l'onda
La signorile seta!

Dove tremano piume, e un lampo, un riso
Ogni gemma, ogni cri dietro a sè lassa,
Dove un occhio ti guarda all'improvviso,
E ti ferisce e passa,

Madre mia, là si gode... Madre mia,
Salvami dal furore, ahi! di me stesso:
Una febbre mi spinge, una follìa
Al bel mondo d'appresso,

Al mondo bello, che passa di fuori,
E che mi picchia, nel passar, la soglia,
E vuol ch'io gridi: A me dei tuoi fiori
A me pure una foglia

Fèrmati, io pure ho sete; un sorso dammi
Del vaso del piacer che stringi in mano,
E bevuto che avrò, non più parammi
D'aver vissuto invano!

O rimembranza, che si fa persona!
Madre, la vedi? Incontro ella mi siede.
Ecco s'alza... ecco viene... e sulla prona
Fronte mi calca il piede...

E del labbro tremante ella si piglia
La prece a te rivolta, e mi calpesta...
Fra il cielo si distende e le mie ciglia;
Tu sparisci, ella resta.

Perchè la vidi sulla jonia arena?
Perchè di amor le volsi una parola?
Tremava io tutto, ella tacea, e la vena
Le battea nella gola:

E tre lustri al cor, dalla pupilla
Trarmi l'imagin sua non ha potuto;
Quella io veggio tuttor vena che oscilla,
E 'l lido immenso e muto.

Santa madre di Dio, prendi il mio core,
Stringilo nella tua celeste mano,
Stringilo, e tutto ne sospingi fuore
Questo idolo profano.

Fa che nuda, com'è, mi sembri bella
E ricca assai la cameretta mia,
E mi creda io di trovarmi, o dolce stella,
Nella tua compagnìa.

Fa che questo tumulto, questa vana
Voce del mondo, che mi passa accanto,
Venga all'orecchio mio qual di campana,
Che suoni a morte, il pianto;

Ed ogni cocchio mi paia un ferètro,
E 'l polverìo commosso della ruota
Cenere sembri, cui pallido spetro
Dal suo lenzuolo scuota.

E se talora, o madre mia, l'immago
Di questa donna con la tua combatte,
Non veggia io no, non veggia io no quel vago
Collo e il seno di latte;

Ma la veggia, qual fìa tra pochi lustri,
Inerte peso scomparir sotterra,
E quelle ch'io credea rose e ligustri,
Divenir poca terra.






I FIORI



Passò la Giovinezza, e un bianco fiore
Celato nel calice
Sul crine mi lanciò.

Stolto! non ne sapea tutto il valore,
Ed inusato e sterile
In breve si seccò.

Passò la Poesia, e un verde fiore
Sull'ispirata cetera
Mi venne a collocar;

Ma l'ire della sorte, ed il livore
Della maligna patria,
Ahimè! lo disfrontàr.

Passò una giovinetta, e un rosso fiore
Con atto melanconico
Mi pose in mano un dì:

Tutto tremante me lo strinse al core,
Ma ahimè! non fu durevole,
La sera inaridì.

Passò la Libertade, e 'l terzo fiore,
Gli altri due primi unendovi,
Al seno mi annodò.

Volli fiutarli, e non dier odore,
Onde la man strappandoli,
A terra li butto.

Passa or la Morte, ed un arcano fiore
Mi mostra sul Calvario
Di negra croce a piè:

Difficile è la via, ma tu, Signore,
Fa ch'io lo possa cogliere,
E trovar pace in te.






PERDONA, ETERNO DIO...


Or non la veggio, e che perciò? la scura
Notte l'immaginar nostro avvalora.
Ecco: a lei penso, a sua gentil figura
Mi disegna avanti e si colora.

Ve' la man che si crea; vedi la pura
Neve al sen, che sorge ad ora ad ora:
É questo il viso, che mi fa paura,
Questo è il piè, che s'avanza e s'innamora.

Ecco, oh delirio! Il signoril suo manto;
Io la stringo con vano abbracciamento,
Cado in ginocchio, e adoro, e piango, e canto.

Perdona, eterno Dio; ma in quel momento
Che la creavi, hai tu pur riso o pianto,
Questa hai sentito tu febbre ch'io sento?




_________________
Il sole non ti serve per vedere perchè tu luce sei in mezzo al buio...(Lucia Di Iulio)
Torna in cima
Profilo Messaggio privato
Mostra prima i messaggi di:   
Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> Le Poesie dei Grandi Poeti Tutti i fusi orari sono GMT + 1 ora
Pagina 1 di 1

 
Vai a:  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum


Powered by phpBB © 2001, 2005 phpBB Group